Dominio Pubblico e il festival che crea comunità

Abbiamo seguito la quinta edizione di Dominio Pubblico. La città agli under 25 (29 maggio – 6 giugno 2018). Nel cortile dell’India, nel foyer del Valle, gli obiettivi raggiunti e da raggiungere di un festival che continua a crescere

di Davide Notarantonio

 

È passato un po’ di tempo da quando sono stato tra gli spazi del Teatro India di Roma mentre erano occupati da quel gruppo di giovani ragazzi, tra studenti e addetti ai lavori, capitanati da Luca Ricci, Tiziano Panici e Fabio Morgan, facenti parte del progetto multiculturale Dominio Pubblico. Un progetto che ha come slogan quello di dare la città agli under 25, ovvero a quella fascia di età che oggigiorno è sempre meno interessata ai processi culturali ed artistici del proprio territorio (che sia l’Italia o il quartiere Portuense), e che, invece, grazie a questi giovani ragazzi diventa spettatore attivo e consapevole delle varie realtà che si sviluppano: partendo dal teatro (punto di forza del progetto) e passando per la musica, la danza, il cinema, la street art e così via. Per un anno intero Ricci, Panici e Morgan portano sotto la loro ala questi giovani per allenarli, instruirli e prepararli per il grande evento punta di diamante del progetto, il festival Dominio Pubblico, che si svolge ogni estate (o quasi) in collaborazione con il Teatro di Roma-Teatro Nazionale che concede a loro gli spazi del Teatro India (dal 29 maggio al 3 giugno) e del Teatro Valle (dal 4 al 6 giugno) per tutta una lunga serie di eventi e attività che superano la cinquantina, tra spettacoli, concerti, laboratori, reading, proiezioni, esposizioni. Tutti scelti tramite bando di concorso, al quale gli artisti rispondono e vengono sottoposti al giudizio di 50 spettatori scelti che, seguiti da vari professionisti del mestiere e tramite una votazione, vengono selezionati per partecipare al festival.

Insomma, tanta carne al fuoco, cucinata da giovani mani che nonostante siano solo all’inizio hanno tanto entusiasmo, oltre al sostegno dei tantissimi partner che puntualmente “condiscono” questa carne, magari mascherando qualche bruciatura dovuta alla poca esperienza dei giovani collaboratori (che ricordiamo, vengono assunti tramite una open call ad inizio anno fiscale e inquadrati come volontari), ma sicuramente offrendo un buon sapore, che è quello della valorizzazione.

In questo senso il festival ha valorizzato e dato rilevanza sia ai giovani artisti che hanno avuto la possibilità di esibirsi e farsi conoscere, sia agli spazi in cui si è svolto il festival: il cortile del Teatro India, allestito con dei semplici chioschetti e qualche tavolo, è stato fatto diventare un luogo dove potersi riunire, creare un contatto che vada oltre la semplice visione silenziosa e che diventi interazione diretta, comunicazione, dove poter parlare magari davanti ad una birra fredda, una sigaretta o un panino. Ed anche il Teatro Valle, quello stupendo contenitore di memorie storiche così potenti, ha di nuovo visto lo spazio del foyer riaprirsi per meeting e reading di drammaturgie, oltre ad una esposizione d’arte nel teatro, che per quanto può sembrare poco è sicuramente un enorme passo in avanti verso una futura riapertura definitiva.

Possono sembrare sciocchezze, ma per i giovani under 25 (ma anche gli over 25, diciamo per tutti) sono simboli di speranza: che qualcosa cambi, che muti, come suggerisce la parola chiave di questa edizione del festival, Mutazione. Che non si pensi più al teatro come un “luogo noioso” ma anzi sia uno stimolo per acculturarsi e fare comunità, che venga rivalorizzato, che i teatri più importanti riprendano l’attività (non solo il Valle ma anche il Teatro dell’Orologio, che ha visto la sua compagnia tra i principali organizzatori del festival) sono obiettivi che chiunque segua queste realtà spera di poter raggiungere. Possiamo dire che il progetto Dominio Pubblico ce l’ha fatta?

Sicuramente è sulla buona strada: i numeri parlano chiaro, oltre 4000 spettatori sono passati nella settimana di giornate della quinta edizione del festival al Teatro India, grazie ad un programma corposo di decine di attività diverse, il grande sostegno che ha avuto dai suoi media partnership e la forte pubblicità. Ci si lascia alle spalle un’esperienza piacevole, organizzata da mani giovani per i giovani, dove il punto di forza è la sensazione di comunità che si prova varcando le soglie del cortile del Teatro India in cui anche rimanere seduti, su quelle panchine, e fare due chiacchiere risulta piacevole, e che rende la successiva partecipazione agli spettacoli, ai concerti e a tutto il resto molto più stimolante. Ed è ciò che dovrebbe sempre essere l’esperienza artistica: un clima dove si respira la stessa aria e ci si sente parte di qualcosa.

In questo il festival Dominio Pubblico ci è riuscito ma ovviamente senza essere esente da qualche problema: si sarebbe infatti preferito un’ organizzazione del programma più comoda per quanto riguarda gli orari oltre che ad una maggiore puntualità per andare incontro a coloro che si muovono con mezzi pubblici per la città di Roma; la promozione dei singoli spettacoli ed artisti sarebbe potuta essere più specifica e accattivante, con un materiale informativo più dettagliato e una maggiore comunicazione tramite i principali media (social, comunicati stampa e così via).

Sono tutti tratti che ci si aspetta migliorino con il procedere del progetto, poiché il potenziale è tanto e non solo io, ma molte istituzioni hanno fiducia in questo progetto (tra cui anche il Mibact-Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) che è riuscito a fare tanto nel corso di questi anni e tutti vogliamo che evolva e raggiunga il suo scopo: dimostrare che i giovani sono ancora interessati al teatro, che il teatro sia ancora interessante per i giovani e coltivare e mantenere vivo questo interesse creando una comunità attiva e partecipe. La strada è lunga, ma i risultati già si vedono e si vivono, e questo fa soltanto ben sperare.

29 maggio – 6 giugno 2018, Teatro India – Teatro Valle (Roma)
Dominio Pubblico – La città agli under 25
ideatore del progetto Luca Ricci
direttore artistico Tiziano Panici
direttore generale Fabio Morgan
in collaborazione con Teatro di Roma – direzione Antonio Calbi

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