This is your skin, «concerto coreografico». Una danza di separazione

Debutta al festival Oriente Occidente 2018 di Rovereto This is your skin di Irene Russolillo. Anatomia di una coreografia, effetti desiderati e non. Una recensione, un incontro

di Doralice Pezzola

 

«Non ero mai d’accordo con quello che mi chiedevano di fare, col modo in cui mi si richiedeva di danzare», dice sorridendo Irene Russolillo, danzatrice approdata alla coreografia nel 2013 e artista associata del festival Oriente Occidente per il 2017. Ha un’aria da guerriera in riposo, pronta a imbracciare di nuovo lancia e corazza non appena avrà finito il tramezzino che sta divorando rapidamente con gesti perfino qui (seduta al tavolino di un bar) impressionantemente precisi, asciutti. «Non ho avuto tempo di mangiare niente», si scusa e lampeggia con gli occhi, gentile. Allora, per farla mangiare in santa pace, inizio la nostra conversazione raccontandole quel che ho visto la sera prima sul palcoscenico, dove assieme ad Alice Giuliani e ad Alice Raffaelli – sue compagne in questo lavoro, il primo in cui condivide la scena assieme ad altri performer – Irene si è esibita in This is your skin¸ «concerto coreografico» con le musiche originali di Spartaco Cortesi presentato per la prima volta al pubblico il 2 settembre al Teatro alla Cartiera di Rovereto, nell’ambito di Oriente Occidente 2018.

Gli spettatori prendono posto e intanto sul palcoscenico le tre danzatrici, dapprima immobili sul fondo della scena, prendono vita. Ritmicamente, in un crescendo costante, ciascuna inizia con gesti minimali ad esplorare le possibilità di movimento del proprio corpo, e della propria voce. Per cinque minuti le ho guardate, sardonica, poi sono sprofondata nella poltrona, convinta di sapere dove sarebbe andato a parare lo spettacolo. Non lo sapevo.

This is your skin è una proposta complessa, ricca e stratificata, difficile, dall’estetica a tratti disturbante. Una proposta di fronte alla quale è ben possibile trovarsi impreparati, e molto meno facilmente indifferenti; ne siano prova e testimonianza le reazioni di più di uno spettatore che, durante l’incontro con il pubblico che ha seguito lo spettacolo, si è fatto perfino aggressivo, come stordito dal desiderio di sfondare una parete di senso sulla quale aveva provato ad arrampicarsi e aveva perso la presa. Ma è proprio di una separazione, di una distanza netta e incolmabile, che This is your skin ci parla con una formula che qualcuno fra il pubblico ha definito «post-musical». «L’inavvicinabilità ultima, definitiva, fra i corpi. Senza consolazione – racconta ancora Irene Russolillo – è questo che volevo esplorare. Non si tratta di un messaggio, non credo che l’arte sia fatta per mandare messaggi. Credo nella forma, però, che è generatrice di contenuto. Per me, tutto nasce da lì. Da un corpo disponibile alla quiete, ma col pensiero sempre attivo».

Sul palcoscenico, le tre danzatrici sembrano quasi tre esseri alieni, mossi, anzi squassati, da un istinto al movimento primordiale. Seguendo la traccia chiarissima della coreografia (che lascia spazio all’improvvisazione soltanto all’interno di alcuni dei solidi segmenti di cui si compone), conquistano mano a mano zolle nuove di palco, scosse da fremiti che potrebbero ricordare quelli di una crisi d’astinenza. I loro corpi tremano, sudano, le loro lingue di dibattono, pendono, a tratti gli occhi si fanno vacui, dentro alle vibrazioni di una danza scomposta e inarrestabile. «Il mio corpo è un mixer, al servizio del lavoro» dice semplicemente Irene, che ha finito il tramezzino e ora ascolta le domande con un’attenzione pratica e una concentrazione che mi sembrano le conseguenze di un’abitudine profonda all’ascolto, quasi una deformazione professionale. L’impressione che si ha di fronte alla loro danza, in effetti, è quella di avere davanti dei corpi che si prestano al movimento e al canto, che si offrono come strumenti, disponibili a far risuonare gli accordi del ritmo che li dirige da dentro.

Non c’è risparmio, non c’è astuzia economica, è una danza generosa e naturale, epilettica. Non c’è paura del brutto, del disturbante, e tantomeno ossessione per lo straniante, per lo storto a tutti i costi, che finirebbe per risultare ugualmente affettato. C’è una possente onestà, che è forse il pregio migliore di questo «studio sull’altro», e che è il canale attraverso cui fluisce un sentimento di disagio che assalta il cuore dello spettatore come una patina appiccicosa, con la forza e il fascino intatto delle cose familiari. Sulla scena, costantemente in trasformazione, si inseguono immagini, che aprono a mondi, che fanno eco ad altre immagini. Le tre danzatrici, a terra sfinite e attraversate come da brevi convulsioni, si trasformano in pesci che si dibattono sulla sabbia; in piedi dietro ai microfoni, svettano come coriste degli anni Quaranta ad un concerto per rinfrancare il morale dell’esercito (ma quanto sono diverse, queste donne, da quell’immagine zuccherosa così ben stampata in tutte le nostre memorie cinematografiche…); aggrappate l’una all’altra, quasi fosse l’unico modo per resistere agli spasmi dei muscoli, paiono le figure di un’allegoria dello stare al mondo (dello starci assieme).

Ho visto, a luci accese, spettatori lasciare il teatro storcendo il naso con piglio ironico. Di queste reazioni mi auguro che la sperimentazione di questa artista, finora sempre onesta e coraggiosa, non abbia mai paura. Ha dalla sua l’urgenza ruvida delle persone che hanno fretta di interrogare la materia, di mettere la vita sotto torchio per darsi la possibilità di creare, di imparare, di trasformarsi. «Mi piacerebbe morire diversa da come sono oggi, dopo aver cambiato idea cento volte», confida prima di salutarci. Poi corre a prendere il treno, ché non ha un minuto da perdere.

 

2 settembre 2018, Teatro alla Cartiera, Rovereto – Festival Oriente Occidente
This is your skin
progetto e coreografia Irene Russolillo 
performance Alice Giuliani, Alice Raffaelli, Irene Russolillo  
musica Spartaco Cortesi 
luci Valeria Foti 
testi Irene Russolillo, Spartaco Cortesi
produzione Festival Oriente Occidente 
in coproduzione con Comune di Brentonico, Ass. Cult. VAN 
in collaborazione con Italian Cultral Institute of Paris, Les Brigittines – Bruxelles, Italian Cultral Institute of Bruxelles, CLAP Spettacolodalvivo – Brescia, Rete Habitat/Torri dell’acqua – Budrio, SPAM! Rete per le arti contemporanee – Porcari, Garage29 – Bruxelles 
con il supporto di MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali

1 commento

  1. Come sempre Doralice ha la capacità di farmi entrare nell’intimità e nelle emozioni dello spettacolo … anche se non ero lì e non l’ho visto. Grazie.

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